Comunicare sostenibile per fare impresa

20 luglio 2017
La maggior parte delle imprese italiane si definisce “sostenibile”, tutte ammettono difficoltà nel reperire competenze adeguate e budget dedicati, poche comunicano in maniera sistematica. Questa la situazione che emerge dall'Osservatorio Permanente su Sostenibilità e Comunicazione, istituito da Mediatyche con Format Research.
Dal welfare alle politiche ambientali, la sostenibilità è un aspetto sempre più considerato a livello aziendale.
L'Osservatorio Permanente su Sostenibilità e Comunicazione, nato per iniziativa di Mediatyche, agenzia di comunicazione, e di Format Research, istituto di ricerca.
“Si tratta – ha dichiarato Massimo Tafi di Mediatyche – di una tra le prime indagini dedicate specificatamente a capire come le imprese italiane si stanno muovendo su questo terreno: quali le aree d’intervento, quali le difficoltà, quale lo stato dell’arte. Molte invece sono state le analisi dei potenziali comportamenti dei consumatori, poco o nulla è stato detto su quanto stanno facendo le imprese. Dando vita a questo Osservatorio ci è sembrato corretto iniziare da qui”.

 

La ricerca sulle imprese

L’implementazione di politiche per la sostenibilità costituisce per oltre la metà delle imprese rilevate un’occasione di miglioramento ed efficientamento dei processi, una delle forme moderne del “fare impresa”. L’81,2% delle imprese intervistate si definisce «sostenibile»; al di là del fatto che lo siano veramente o meno, la sostenibilità è indubbiamente riconosciuta non solo come un “valore”, ma anche come un modo per fare business. A conferma di tale aspetto i dati relativi alle imprese che più delle altre affermano di essere impegnate in politiche di sostenibilità, presso le quali è stato riscontrato un miglioramento tangibile sia dei processi interni in termini di efficientamento, sia della brand reputation, che oltre ad essere l’elemento centrale nelle strategie di comunicazione aziendale, trasforma i consumatori in ambasciatori dei valori di impresa, in grado di influenzare le decisioni e le preferenze di chi, alla fine, acquista e utilizza i prodotti e i servizi. A proposito di comunicazione e sostenibilità: il 56,4% delle imprese intervistate dichiara di “comunicare” le politiche di sostenibilità utilizzando principalmente il sito web e di farlo per il target più importante, che per il 73,5% è rappresentato dai clienti e dai consumatori. Il 77,2% delle imprese che in diversa misura si definiscono sostenibili hanno incontrato difficoltà nell’implementazione delle politiche per la sostenibilità nell’ambito della propria organizzazione. A confermare il dato, Pierluigi Ascani, Presidente di Format Research: “Budget e complessità di implementazione nei processi aziendali costituiscono i principali fattori di ostacolo allo sviluppo delle politiche per la sostenibilità delle imprese italiane, sostenibilità, che è ormai intesa in termini di valore, come vera e propria componente del business da mettere a reddito”.

“La comunicazione – ha commentato Massimo Tafi – è senza dubbio una delle leve strategiche per dare impulso ai processi di sostenibilità e dalla ricerca risulta abbastanza evidente che le imprese, anche quelle che comunicano, raramente lo fanno con respiro strategico e con una visione ampia. Forse come mai prima d’ora il sistema delle imprese ha nel ridisegnare un futuro possibile e migliore, una responsabilità enorme. E la comunicazione ne è l’interprete indispensabile. Perché traduce la complessità, trasforma i singoli fatti e i numeri in storie capaci di coinvolgere e convincere, in una visione strategica e unitaria all’interno della quale tutti gli interlocutori e tutti i protagonisti possono trovare il proprio vantaggio e il proprio ruolo”.

 

La ricerca sui Millennial

L’Osservatorio ha presentato anche una ricerca, sviluppata in collaborazione con Laboratorio Adolescenza, dedicata a esplorare l’universo dei giovanissimi. Ecco cosa ne è emerso.

Interessati ai problemi legati all’ambiente e convinti che alla salvaguardia dell’ambiente possa contribuire chiunque (adolescenti compresi) con comportamenti adeguati. Discrete conoscenze sulle tematiche ambientali (talvolta inaspettate), ma anche un po’ di idee confuse (forse non più degli adulti). Questo il quadro di sintesi che emerge da un approfondimento realizzato da Laboratorio Adolescenza e Mediatyche, nell’ambito dell’indagine – Adolescenti e “ambiente” di vita – di Laboratorio Adolescenza e Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza.

Sorprende positivamente che alla domanda – non semplicissima per un tredicenne – “cosa sono le polveri sottili”, il 48,6% abbia dato la risposta corretta e solo il 2,4% le ha assimilate a “residui della polvere casalinga spesso fastidiosi per chi soffre di allergie”. Tra le cause maggiori dell’inquinamento cittadino il 67% ha indicato le automobili e il 64,6 le industrie. A grande distanza viene indicato il riscaldamento delle case (22,1%) e solo il 7% lo imputa all’agricoltura.

E tra i comportamenti individuali che possono contribuire alla protezione dell’ambiente gli adolescenti hanno coerentemente indicato l’uso moderato dell’auto, a vantaggio di mezzi pubblici e bicicletta, ma soprattutto la raccolta differenziata che certamente sentono più alla loro portata.

Ed è per questo che si è voluto analizzare l’aspetto con maggior dettaglio. Nella “differenziazione” emergono, con qualche comprensibile ingenuità in più, le stesse lacune informative che spesso si riscontrano anche negli adulti. Oltre il 10% degli adolescenti intervistati è convinto che per differenziare correttamente la gomma da masticare o il cartone della pizza con qualche avanzo di cibo dentro, si dovrebbe andare all’isola ecologica. Anche la tazzina di ceramica finirebbe in prevalenza (37%) nel posto sbagliato (la campana del vetro) e non nell’indifferenziata (31%) e solo l’8,6% smaltirebbe correttamente lo scontrino del supermercato nell’indifferenziata e non nella carta (80,3%).

D’altra parte il 23% del campione è consapevole (forse più degli adulti) che ci vorrebbe più informazione per gestire correttamente e far progredire l’abitudine alla raccolta differenziata.

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