Herma, transizione all'energia verde completata

15 luglio 2020
La politica energetica di Herma riduce le emissioni annuali di CO2 di circa 10.000 tonnellate. Il riciclo del liner delle etichette compensa l’impronta climatica della sua flotta veicoli. Ulteriori riduzioni significative di CO2 sono state ottenute attraverso il ricondizionamento ecologico di contenitori industriali standardizzati.
Herma, specialista delle soluzioni autoadesive, produce circa 10.000 tonnellate in meno di CO2 all'anno. Nel corso della messa in servizio dei suoi due nuovi impianti per etichettatrici e materiali autoadesivi a Filderstadt, in Germania, rispettivamente all'inizio del 2019 e a metà del 2020, l’azienda ha completato la transizione verso l'energia verde. È stato emesso un certificato per attestare che, dall'inizio del 2019, l'utility E.ON Energie Deutschland ha compensato il consumo effettivo di elettricità di Herma immettendo nella rete di fornitura pubblica una quantità equivalente di energia generata da fonti rinnovabili. L'importo del risparmio sulle emissioni è riferito al mix elettrico tedesco, che nel 2019 ha rilevato che il 46% delle risorse di generazione del Paese erano già rinnovabili. “Nel costruire le due nuove strutture abbiamo fatto ogni sforzo per ridurre il nostro consumo specifico di energia. Grazie a soluzioni intelligenti, alcune delle quali vengono utilizzate per la prima volta nel nostro settore, abbiamo ottenuto importanti risultati”, afferma l'amministratore delegato Thomas Baumgärtner. “Ai fini della produzione, tuttavia, abbiamo ancora bisogno di notevoli quantità di energia. Passando all’energia verde, garantiamo che l'elettricità che consumiamo sia generata in modo da proteggere il clima. Arrestare o almeno rallentare il cambiamento climatico si colloca tra le sfide più cruciali in tutto il mondo. Per questo motivo cerchiamo continuamente di ridurre la nostra impronta di CO2”.

Veicoli a impatto zero
Herma da sempre adotta un approccio pioneristico. Nel 2010, ad esempio, è stata una delle prime aziende del settore a partecipare all'iniziativa Cycle4Green (C4G). Il liner dell'etichetta, che in precedenza era considerato non riciclabile a causa del suo contenuto di silicone, ora viene riutilizzato. La preziosa fibra di carta recuperata viene utilizzata per produrre nuovi materiali di rivestimento e etichette. “Il materiale che abbiamo raccolto dalla nostra produzione nel solo 2019 ci ha aiutato a risparmiare ulteriori 373 tonnellate di CO2, misurate rispetto alla quantità che sarebbe stata generata producendo prodotti equivalenti con fibra vergine”, riferisce Baumgärtner. “Ma parliamo di quantità veramente elevate, naturalmente, quando vengono effettivamente utilizzati i rotoli di etichette, in genere presso i produttori e i fornitori di servizi di imballaggio. Tuttavia, le emissioni di CO2 eliminate dal riciclo dei nostri rifiuti sono più o meno equivalenti a quelle prodotte dall'intera flotta di veicoli Herma. Da questo punto di vista, l'impronta climatica di tutti i nostri veicoli viene compensata”. Oltre a C4G, Herma sta sta perseguendo con successo molte altre iniziative con un approccio simile. “Di conseguenza, i produttori e gli utilizzatori di etichette sono in grado di selezionare il sistema più adatto a loro. La cosa più importante, tuttavia, è che il maggior numero possibile di attori di questa filiera aderisca a questi schemi”.

Piccoli passi, grande risparmio
Dal 2017 le misure adottate per ridurre l'impronta di carbonio hanno incluso il ricondizionamento di container per rinfuse intermedie (IBC). Questi contenitori standardizzati sono progettati per il trasporto e lo stoccaggio di liquidi, paste o solidi, come polveri o granuli. Sono costituiti da un corpo in plastica, una gabbia e una base per pallet. Nel 2019 Herma ha presentato 1.277 di questi IBC per il ricondizionamento ecologico. Se invece avesse acquistato un numero simile di nuovi IBC, le emissioni di CO2 della società sarebbero state superiori di 136,6 tonnellate. Il risparmio equivale a compensare l'impronta climatica di un'auto che consuma in media 40,4 mpg (7 litri di benzina per 100 km) su una distanza di 516.000 miglia (830.000 km). Il riciclo di questo numero di container recupera anche 49,2 tonnellate di acciaio e 19,4 tonnellate di plastica. “Devono ancora essere fatti molti altri passi e rimaniamo impegnati a compiere ulteriori progressi”, commenta Baumgärtner, “ma questi esempi dimostrano che anche piccole modifiche comportano notevoli risparmi di CO2”.
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